Sanghenapule e l’emigrazione dei primi Novecento.

Abbiamo scelto per il nuovo editoriale di L’altraitalia Sanghenapule di Mimmo Borrelli e Roberto Saviano, spettacolo al Piccolo Teatro di Milano fino al 18 gennaio. E lo facciamo per mettere in evidenza un tema tra i tanti affrontati nell’opera che ricorda a tutti noi italiani (che non enuncia e denuncia mai durante l’esibizione lasciando alle nostre coscienze di fare riflessioni e paragoni) l’emorragia dell’emigrazione nei primi decenni del Novecento, quando migliaia e migliaia di italiani varcarono l’oceano in cerca di un futuro migliore. Paragoni che facciamo noi della redazione ascoltando nei dettagli quelle parole del racconto di episodi molto simili a quelli di pericolo e di morte che avvengono oggi attraverso gli sbarchi di immigrati in Italia.

È il sangue il filo conduttore di Sanghenapoli; uno spettacolo di parole, luci e suoni, con una splendida colonna sonora originale eseguita dal vivo. È il sangue che si scioglie, rinnovando ogni anno il patto tra il santo e la sua gente; è il sangue dei primi martiri cristiani, ma anche quello dei “martiri laici” della Repubblica partenopea, che a fine Settecento tentò di opporre l’ideale democratico all’oppressione borbonica; è il sangue versato sotto le bombe della Seconda Guerra mondiale; è, infine, quello degli agguati di camorra. In uno spettacolo che intreccia la narrazione alla poesia, esaltando la lingua napoletana in tutta la sua barocca bellezza, Mimmo Borrelli e Roberto Saviano, puntano al cuore di Napoli, città di sangue e di lava incandescente, raccontandone il mistero e la contraddizione.

 

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