Migranti e rifugiate, oltre 26 milioni le donne nel mondo.

migranti e rifugiate

Editoriale dedicato, in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, alle oltre 26 milioni nel mondo di donne e ragazze in età riproduttiva che vivono in situazioni di emergenza e in condizione di bisogno rispetto ai servizi di salute sessuale e riproduttiva (dati Organizzazione Mondiale della Sanità). Nel mondo cresce il numero di donne e ragazze rese più vulnerabili a causa dei fenomeni migratori, in combinazione con ulteriori fattori di ineguaglianza legati al sesso, l’etnia e la classe sociale. Mentre dal 2000 al 2015 la percentuale di migranti internazionali donne è scesa dal 49,1% al 48,2%, il numero totale dei migranti internazionali donne è aumentato di oltre 32 milioni nell’arco dello stesso periodo. Con conseguenze per la loro sicurezza e la loro salute.

Nei Paesi in crisi donne e ragazze non hanno accesso ai servizi sanitari di base, come la pianificazione familiare e l’assistenza prenatale. E anche quando questi servizi sono disponibili, le donne vengono spesso mandate via a causa della mancanza di documenti legali che provino il loro stato di migranti, la loro etnia o stato civile, per citare solo alcune delle discriminazioni di cui sono vittime. Inoltre, gli alti tassi di violenza sessuale o di genere registrati in situazioni di emergenza, tra cui lo stupro, la mutilazione genitale femminile, le gravidanze precoci e i matrimoni forzati, espongono maggiormente le donne e le ragazze a cattive condizioni di salute, privazione e abbandono.

Nei paesi colpiti da conflitti o da crisi migratorie aumentano i casi di violenza sessuale e di violenza da parte del partner. All’interno di questi contesti, pratiche tradizionali dannose come la mutilazione genitale femminile o i matrimoni forzati e minorili, possono essere ulteriormente esacerbate. Le condizioni stesse in cui donne e adolescenti si spostano le rendono particolarmente vulnerabili. Molte viaggiano senza documenti, svolgono attività lavorative a basso salario, o non regolamentate, mancano di protezione, si trovando in condizioni di particolare dipendenza e rimangono vittime di soprusi che possono includere anche la violenza e la violenza sessuale.

 «Le crisi sono oggi sempre più caratterizzate da spostamenti di massa e di lungo termine con conseguenze sempre più rilevanti, soprattutto per le fasce più deboli della popolazione rappresentate dalle donne, dai bambini e dagli adolescenti». spiega Flavia Bustreo, vicedirettore generale dell’OMS per la Salute della Famiglia, delle Donne e dei Bambini, appena premiata alla XXIX Edizione del Premio Internazionale promosso dalla Fondazione Marisa Bellisario “Donne ad alta quota” per il suo impegno nelle sfide globali della salute delle donne. «L’Italia, un paese che storicamente ha saputo garantire il diritto universale alla salute, può assumere un ruolo guida nella protezione, nell’assistenza e nelle cure alla popolazioni in difficoltà in collaborazione con gli altri paesi in prima linea rispetto ai fenomeni migratori».

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