Ford Ranger Raptor: la potenza motrice

Da poco rinnovato nella linea e nella meccanica, il maxi pick-up americano c’è ora anche in questa versione più “cattiva”, che per via delle modifiche esterne è lunga ben 540 cm (4 più del Ranger normale) e larga oltre 2 metri (17 in più). Caratterizzato da un frontale imponente e grintoso, il Ford Ranger nell’allestimento Raptor è modificato dal reparto Performance del costruttore Usa. Le modifiche, oltre a quelle estetiche (come la mascherina anteriore più grande, gli archi passaruota ridisegnati, per far fronte all’escursione delle sospensioni cresciuta del 30%, e la tipica colorazione blu Ford Performance), sono soprattutto a livello di meccanica. A cominciare dal nuovo motore 2.0 EcoBlue a gasolio da 213 CV e coppia massima di 500 Nm, dotato di due turbo, uno ad alta pressione a geometria variabile e l’altro a bassa pressione con geometria fissa. Davanti a sua maestà dei pick-up il Ford Ranger Raptor mi ispira fin dal primo sguardo fiducia e sicurezza. L’incredibile altezza da terra, gli pneumatici tassellati specifici, il sistema di sospensioni evoluto sono lì a dimostrarlo. Ne avevamo sentito parlare in soddisfacente: ed allora l’abbiamo messa alla prova; in un percorso che vale un viaggio solo per le bellezze naturali: partenza da Milano con destinazione Aprica (Milano, Lecco, Sondrio) situato a cavallo dell’omonimo passo, il più agevole tra la Val Camonica e la Valtellina, a cavallo tra Alpi Orobie e Alpi Retiche Meridionali, costituito da un’ampia sella piana lunga circa tre chilometri. Panorami mozzafiato, distese piene di conifere, da dove partono sentieri per lunghe camminate. Alla guida della Raptor tutto è maggiorato, grande, comodo, bisogna solo tenere a freno quella sensazione di onnipotenza che ti assale una volta impugnato il volante. Perché in realtà quando sono seduto al suo interno sembra proprio di essere a bordo di un classico SUV dal carattere sportivo: la posizione di guida è rialzata e verticale, il volante ha un comodo listello rosso nel mezzo della corona superiore (a ore 12) per ricordarci a quanti grandi giriamo il volante e di conseguenza la posizione delle ruote.

La selleria è ricoperta da un mix di pelle e Alcantara con impunture blu e nel mezzo c’è uno schermo touchscreen da 8 pollici da cui gestire tutto il sistema d’infotainment (SYNC 3 compatibile con Apple CarPLay e Android Auto). Un pick-up che fa il verso alle berline ma che può fare cose, che le berline possono solo sognare di fare. È così che affronto gli ostacoli del percorso sterrato preparato da Ford Italia. Sarebbe un percorso difficile per tutte le auto ma non per lei.

Ci sistemiamo nel piccolo centro: Residence il Guscio bilocale completamente arredato, soggiorno con angolo cottura e camino a legna, bagno con finestra e camera con letto matrimoniale e letto a castello, bellissimo balcone con esposizione est. Venire fin quassù è stata una esperienza: guida assistita, confort perfetto in ogni dove. Ma la pancia ha fame…e siamo in val Tellina ed a qualche km da qui c’è il famoso Pian di Gembro, Riserva Naturale dal 1988, si trova nei pressi di Pian di Gembro, piccola località raggiungibile svoltando a sinistra alla fine dell’abitato di Aprica (direzione Edolo) e risalendo alcuni tornanti sino ad arrivare ai circa 1400 metri di altitudine della piana e proprio nei pressi della torbiera sorge il Ristoro Pian di Gembro.

Arredato come una tipica baita di montagna, caldo e accogliente, il Ristoro offre cucina tipica valtellinese preparata con maestria dai gestori che mettono tutta la loro passione ed esperienza.

I piatti della cucina tradizionale valtellinese che offrono ai loro ospiti sono: salumi tipici valtellinesi, formaggi, pizzoccheri, polenta, stracotto di asino, chisciòi, funghi porcini (quando è stagione) e molte altre specialità.

Da assaggiare assolutamente i dolci, le torte rigorosamente fatte in casa da Tino che sono una vera delizia. Dalla crostata di segale ai lamponi, alla crostata di mirtilli, la torta di mele e la meringata artigianale da far cedere chiunque abbia deciso di rinunciare all’ultima portata. Ci attende un sonno ristoratore dando un ultimo sguardo alla nostra Raptor: la sensazione di sicurezza è elevata, e pure in curva il Raptor mostra una buona tenuta di strada, nonostante la notevole altezza da terra e le maxi-ruote tassellate (285/70 R 17). A 100 km/h la cabina è ben insonorizzata: il motore si avverte appena (lavora a 1750 giri in decima marcia); si sente solo qualche fruscio aerodinamico dagli specchi e dal cassone. La giornata che abbiamo davanti, la domenica con rientro a Milano, prevede una parte di sentieri sterrati: destinazione: La Val Caronella, all’interno del Parco delle Orobie Valtellinesi, offre itinerari escursionistici adatti a tutti con la possibilità di osservare stupendi panorami sulla media Valtellina.Raggiunto l’antico borgo di Carona (scendendo da Aprica verso Sondrio e deviando per la Val Belviso e successivamente per Carona), dove possiamo lasciare l’auto e ammirare l’antica chiesetta dedicata a S. Omobono risalente al 1400, inizia una strada sterrata che ci porta senza grossa fatica prima alle baite di Pra’ di Gianni (1350 m) e dopo poco all’area attrezzata di Pra’ della Valle (1370 m). Da questo punto è facile osservare e raggiungere le caratteristiche cascate per poi continuare su un sentiero più ripido e raggiungere la malga Caronella (1860 m). E poi indietro verso Edolo con tappa alla “Busa” dove un piatto di pizzoccheri un bicchiere di rosso schietto e una torta di mele completano il pranzo; prima di rientrare a Milano.

Questa Ford Ranger Raptor si dimostra ancor più efficace e sicura sul percorso misto che abbiamo preparato per provarla. La coppia del 2.0 consente di trarsi d’impaccio anche su fondi a scarsa aderenza, come fango e pietrisco, grazie all’efficacia del collaudato sistema di trazione integrale, ben abbinato al nuovo cambio automatico a 10 marce con le ridotte e paddle al volante. Il quattro cilindri biturbo è pronto nella risposta e le sospensioni copiano bene le asperità. Esperienza davvero particolarmente positiva.

 

Lorenzo Palma

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