Tappi a vite: modernità o compromesso?

Tappo a vite

Nel mondo del vino, pochi dettagli dividono quanto il tappo. Per secoli il sughero è stato sinonimo di tradizione e qualità, ma da alcuni decenni il tappo a vite si è ritagliato uno spazio sempre più importante, soprattutto nei paesi del Nuovo Mondo. È davvero una soluzione da vini economici o merita una valutazione più obiettiva?


Il tappo a vite, spesso chiamato impropriamente “Stelvin” (marchio storico per tappi a vite in alluminio, registrato in Francia nei primi anni 60, commercializzato da Amcor, che ha rivoluzionato il mercato dei tappi per il vino.) Si tratta di una chiusura in alluminio con guarnizione interna pensata per proteggere il vino dall’ossigeno e da contaminazioni esterne. Nato negli anni ’50, oggi è utilizzato anche per vini di alto livello, in particolare in Australia e Nuova Zelanda. Tra i principali vantaggi c’è l’eliminazione quasi totale del rischio di “sentore di tappo”, causato dal TCA, la molecola organica responsabile, appunto, del noto difetto. Inoltre, garantisce una notevole praticità di apertura e la possibilità di richiudere la  bottiglia senza necessità di utilizzare tappi alternativi o macchinari per ritappare le bottiglie consumate parzialmente.

tappo a vite Stelvin
tappo a vite Stelvin

I dubbi riguardano soprattutto l’evoluzione nel tempo. Il tappo a vite limita molto l’ingresso di ossigeno, e questo può influire sull’invecchiamento di vini pensati per lunghi affinamenti, che spesso beneficiano della micro-ossigenazione del sughero. Per molti vini giovani, bianchi o aromatici, però, questa protezione rappresenta un vantaggio. Resta poi l’aspetto culturale: in Italia e in Europa il tappo a vite è ancora associato, spesso a torto, a vini di scarsa qualità. È un pregiudizio duro a morire, anche se sempre più produttori dimostrano il contrario.

 

La verità è che è un falso dilemma: la qualità di un vino non dipende dal tappo, ma dal lavoro in vigna e in cantina. Sughero e tappo a vite non sono rivali assoluti, ma strumenti diversi per obiettivi diversi.

 

Per l’enoappassionato, il consiglio resta uno solo: assaggiare senza preconcetti e lasciare che sia il vino a parlare… spesso, nel bicchiere, ci sono più argomenti che in mille discussioni.

 


(Approfondimento a cura di Paolo Alciati)

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