I giovani non rinunciano: scelgono ( e anche gli adulti)

giovani che rinunciano

C’è una narrazione che torna ciclicamente: i giovani rinunciano alle relazioni stabili, ai consumi culturali, a una certa idea di futuro. Ma osservando più da vicino, la sensazione è un’altra. In realtà, stanno scegliendo. E lo fanno con criteri nuovi, spesso più severi di quelli ereditati.

In un tempo di esposizione continua, la privacy diventa un valore. Non tutto va condiviso, non tutto va mostrato. Relazioni, desideri, scelte personali tornano a essere protette, delimitate. Non per paura, ma per controllo. Tracciare confini netti tra lavoro e vita privata, tra pubblico e intimo, è una forma di autodifesa emotiva che parla di consapevolezza, non di chiusura.

I giovani e le nuove micro relazioni
I giovani e le nuove micro relazioni

Anche il modo di vivere le relazioni cambia. Le cosiddette micro-relazioni legami brevi ma intensi – non raccontano una generazione incapace di impegnarsi, ma una generazione che rifiuta promesse sproporzionate rispetto a un presente instabile. Meno aspettative totalizzanti, più autenticità. Meno performance, più verità.

Questa stessa logica attraversa il rapporto con il consumo e con il piacere. Il vino, ad esempio, smette di essere spettacolo, investimento o simbolo di status e torna a essere esperienza. Si beve meno, forse, ma meglio. Si sceglie in base al valore reale, al rapporto qualità-prezzo, alla coerenza con il proprio stile di vita. Non è disinteresse: è selezione.

In questo spazio si inserisce una nuova generazione di professionisti – sommelier, comunicatori, mediatori culturali – chiamati non a imporre un racconto, ma a costruirne uno condivisibile. Figure capaci di ascoltare, di adattarsi, di proporre senza intimidire. Non custodi di un’élite, ma interpreti di un cambiamento già in atto.

La domanda, allora, non è perché i giovani abbiano smesso di fare qualcosa. La domanda è se siamo pronti a riconoscere che stanno facendo altro.

Forse l’AltraItalia è già qui: in una generazione che non fa rumore, ma cambia le regole. E ci chiede, prima di giudicare, di imparare ad ascoltare.

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