Milano-Cortina 2026, l’inseguimento consacra l’Italia del ghiaccio

ghiotto, malfatti, Giovannini

C’è un suono particolare quando le lame entrano in sintonia. È un ritmo che non appartiene al singolo, ma al gruppo. A Milano-Cortina 2026 l’Italia del pattinaggio veloce ha trasformato quel ritmo in oro nell’inseguimento a squadre, la disciplina più collettiva del ghiaccio: tre uomini, una sola traiettoria, un unico tempo da difendere.

È un oro che pesa ancora di più perché riporta l’inseguimento azzurro sul podio olimpico vent’anni dopo Olimpiadi invernali di Torino 2006. Due decenni di lavoro, cambi generazionali, tentativi, cadute e ripartenze. Due decenni per tornare lì dove l’Italia aveva già dimostrato di poter stare.

ghiotto, giovanni e malfatti in azione
Ghiotto, Giovannini e Malfatti in azione

Protagonisti di questa impresa sono Davide Ghiotto, Michele Malfatti e Andrea Giovannini. Tre percorsi diversi, un solo obiettivo.

Ghiotto è il riferimento, l’uomo delle distanze lunghe, cresciuto con la cultura della resistenza e diventato negli anni uno dei nomi più solidi del panorama mondiale. Malfatti è l’equilibratore, il collante silenzioso che tiene compatta la linea nei momenti più delicati. Giovannini è l’esperienza, la passione, la forza mentale di chi ha già vissuto i grandi palcoscenici e ha trasformato le delusioni in maturità.

Attorno a loro è cresciuto un movimento che oggi non insegue più le grandi scuole del Nord Europa, come Paesi Bassi e Norvegia, ma le affronta alla pari. Nel gruppo che ha costruito questo percorso c’è anche Riccardo Lorello, volto di una generazione che ha scelto il ghiaccio quando non era la via più semplice, contribuendo alla profondità tecnica della squadra.

Questo oro significa maturità. Significa che l’Italia del pattinaggio veloce è diventata un sistema, non più un episodio. Vincere ai Giochi di casa, nell’inseguimento a squadre, vuol dire dimostrare che il talento individuale può fondersi in qualcosa di più grande, dedicato a coloro che hanno creduto e investito nel progetto: dagli allenatori a tutto lo staff che ha collaborato per raggiungere questi risultati.

Per “L’Altraitalia”, questa medaglia è il racconto di un’Italia che non fa rumore, ma quando arriva lo fa per restare.

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