⌈L’editoriale del Lunedì⌉
Il no alcol è sempre più presente nel dibattito gastronomico, ma ridurlo a una “scelta dei giovani” rischia di essere fuorviante. Non è detto che si beva meno per stare meglio: spesso si beve in modo diverso, cercando controllo, presenza, lucidità. Il no alcol entra qui, non come rinuncia, ma come strumento. E questo merita una riflessione.
A livello nutrizionale, il tema non è solo l’assenza di alcol: alcuni prodotti no alcol compensano con zuccheri e dolcezza, creando un equilibrio discutibile. Senza alcol non significa automaticamente più sano. È un aspetto ancora poco raccontato, ma centrale per il futuro di questo segmento.
La vera domanda riguarda le aziende: lavoreranno sulla qualità, sulla misura e sulla trasparenza, oppure cavalcheranno l’onda con prodotti facili e rassicuranti? Per le aziende vinicole, il no alcol non è solo una sfida tecnica, ma culturale: può diventare un’estensione coerente del racconto del vino, oppure un prodotto industriale senza identità.
Anche i ristoranti sono chiamati a scegliere. Il no alcol può essere un’alternativa pensata e spiegata, oppure una presenza di facciata in carta. La differenza la farà, ancora una volta, la cultura.
L’Altraitalia pensa che il no alcol non sia una risposta definitiva, ma una domanda aperta sul nostro NUOVO e ALTRO modo di bere, di stare a tavola e di raccontare il piacere oggi.

