Il vino italiano cambia forma, ma non anima. E da Verona – terra simbolo del vino e di Vinitaly – arriva una notizia che parla di evoluzione, non di rottura: si chiama W1neShot ed è un progetto che intercetta nuovi stili di consumo, nuove abitudini e un pubblico che chiede leggerezza, libertà e qualità, senza rinunciare al piacere: il vino in lattina
Bianco e rosé, 10 gradi alcolici, 200 ml: l’equivalente di due bicchieri racchiusi in una lattina pensata per preservare aromi e profumi. Non una provocazione, ma una proposta concreta di consumo consapevole, sostenibile e contemporaneo. W1neShot non sostituisce il rito dello stappo, lo affianca. E lo fa parlando un linguaggio più diretto, informale, inclusivo.

Dietro il progetto c’è Elisa Di Stefano, enologa veronese che, dopo un percorso imprenditoriale in altri settori, torna al suo primo amore con uno sguardo nuovo. Un progetto al femminile che nasce dall’ascolto delle nuove generazioni – a partire da sua figlia – e dalla volontà di creare convivialità fuori dagli schemi tradizionali. Non meno vino, ma un vino diverso nel modo di essere vissuto.
“Si parla spesso della distanza tra i giovani e il vino”, racconta Di Stefano, “ma forse è il vino che deve trovare nuovi modi per incontrarli”. Da qui un blend fresco, profumato, a gradazione contenuta, pensato anche per la mixology, e un contenitore che non è solo design, ma scelta tecnica e culturale.
Non tutti i vini possono andare in lattina:W1neShot nasce da uve selezionate, vinificate con attenzione, e da un protocollo di inlattinamento studiato per evitare ossidazioni e alterazioni sensoriali. Il risultato è un vino vero, buono, coerente con la materia prima da cui nasce. Anche la lattina, completamente riciclabile e leggera, risponde a un’idea di sostenibilità concreta: meno sprechi, porzioni controllate, maggiore libertà di consumo.

Il design – nei toni del bianco, rosa e oro – completa il racconto: essenziale, elegante, lontano dagli eccessi e dagli stereotipi. Un vino che non chiede competenze, ma attenzione. Che non impone rituali, ma invita alla condivisione.
W1neShot è una buona notizia perché dimostra che il vino italiano può dialogare con il presente senza snaturarsi. Può cambiare confezione, occasioni e linguaggio, restando fedele alla qualità. Un progetto giovane, ma non superficiale. Un segnale chiaro: il futuro del vino passa anche dalla capacità di reinventarsi.
⌈di Chiara Vannini ⌉
