Giovani e sfiducia: una responsabilità che è di tutti

giovani e futuro

⌈L’Editoriale del Lunedì⌉

Il racconto sui giovani di oggi è spesso cupo, segnato da episodi di violenza e disagio che colpiscono l’opinione pubblica: i fatti di La Spezia a scuola, i gruppi di ragazzi violenti nelle città come Milano, che alimentano paura e insicurezza. Ma fermarsi alla cronaca rischia di nascondere il problema vero: una frattura profonda tra giovani e comunità adulta.

Accanto a chi si perde, esiste però una generazione che continua a progettare, studiare, impegnarsi. Lo fa in un contesto fragile, segnato da precarietà e sfiducia, ma non ha smesso di guardare avanti. Questo dovrebbe interrogarci. Perché la sfiducia non nasce solo nei ragazzi: spesso è il riflesso di un mondo adulto disorientato.

Uno dei nodi più evidenti è il rapporto tra scuola, genitori e studenti. La scuola è lasciata sola, i genitori oscillano tra difesa e assenza, i ragazzi percepiscono incoerenza e mancanza di ascolto. Quando viene meno un’alleanza educativa, l’autorità si svuota e il disagio esplode.

Guardare al passato serve a ricordare che altre generazioni hanno attraversato momenti difficili, ma con comunità più coese. Oggi quella coesione va ricostruita. Non bastano repressione o slogan: servono ascolto, presenza, spazi educativi e sociali reali.

La domanda non è solo cosa non funziona nei giovani, ma cosa possiamo fare noi. Come comunità, abbiamo il dovere di rimettere fiducia, offrire esempi credibili e sostenere chi prova ancora a progettare. Perché i giovani non sono solo un problema da contenere, ma una responsabilità condivisa e una possibilità ancora aperta.

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