La più giovane di Milano Cortina 2026: la napoletana Giada D’Antonio

giada d'antonio a milano cortina 2026

Meno cronaca, più identità. Meno risultato, più significato. Sotto questi aspetti l’Altraitalia cerca di porsi rispetto alle belle e alle buone storie che sta dedicando agli atleti azzurri meno conosciuti e impegnati alle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026


Giada D’Antonio è la più giovane della spedizione azzurra. Sedici anni. Nata a San Sebastiano al Vesuvio, prima napoletana di sempre ai Giochi Invernali. Un dettaglio geografico? No. Una rivoluzione silenziosa.

Sugli sci ci sale da bambina, a Roccaraso. Poi la scelta che pesa: lasciare casa, trasferirsi a Predazzo per inseguire un sogno che, a guardarlo dalla Campania, sembra quasi impossibile. E invece eccolo qui, tra le Dolomiti.

Giada D'Antonio impegnata nello slalom a Milano Cortina 2026
Giada D’Antonio avrebbe dovuto partecipare allo slalom a Milano Cortina 2026

La chiamano “The Black Panther”. Elegante, potente, istintiva. È cresciuta con i video di Alberto Tomba, con la determinazione di Lindsey Vonn, con la precisione di Mikaela Shiffrin. Prima di gareggiare ascolta rap americano, fuori dalla pista balla salsa. Dentro la pista, invece, è solo concentrazione e velocità.

Giada D’Antonio avrebbe dovuto essere protagonista nello slalom speciale, la disciplina dei nervi e dei riflessi, quella dei pali stretti dove serve coraggio prima ancora che tecnica. Un infortunio ha fermato il debutto olimpico. Non il sogno.

E allora qual è il valore che ci lascia?
Che l’Italia non è una linea che divide Nord e Sud, ma una traiettoria che unisce. Che il talento può nascere ai piedi del Vesuvio e trovare casa sulla neve. Che a sedici anni si può già rappresentare qualcosa di più grande di sé.

Il nostro in bocca al lupo alla nostra Giada D’Antonio

Fino alla fine di questi Giochi  continueremo a raccontare storie così. Fino all’ultima medaglia, fino all’ultima curva, fino all’ultimo traguardo di Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026, continueremo a raccontare i volti migliori dello sport italiano. Perché le medaglie restano negli albi d’oro. Ma i simboli restano nella memoria collettiva.

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