A volte la vita obbliga a ripartire da zero. Altre volte, invece, ti riporta esattamente dove eri, ma su una strada diversa. È quello che è successo a René De Silvestro, uno dei protagonisti dello sci alpino paralimpico italiano.
Nato nel 1996 a San Candido, tra le montagne dell’Alto Adige, cresce con gli sci ai piedi. È il padre a portarlo sulla neve quando ha appena sei anni. Da quel momento lo sci diventa parte della sua vita: allenamenti, gare, discese sempre più veloci.
Nel 2013 però tutto cambia. Durante un allenamento arriva una caduta che gli provoca una lesione midollare. Un momento che avrebbe potuto chiudere definitivamente il rapporto con lo sci.
Ma per De Silvestro non è stato così.

Due anni dopo l’incidente scopre il monosci, lo speciale sci utilizzato nella categoria “sitting” dello sci alpino paralimpico. Gli atleti gareggiano seduti su un unico sci, guidando le curve con due stabilizzatori.
È proprio in quel momento che capisce di essere tornato nel suo mondo.
La prima volta che ho provato il monosci ho capito che potevo tornare a fare quello che amo.
Da lì inizia una nuova carriera sportiva che lo porta rapidamente ai massimi livelli dello sci paralimpico. L’esordio internazionale arriva nel 2016 e nel giro di pochi anni diventa uno degli atleti più competitivi della categoria.
Il momento della consacrazione arriva ai Giochi Paralimpici Invernali di Pechino 2022, dove conquista una straordinaria medaglia d’argento nello slalom gigante. Un risultato che lo proietta tra i migliori specialisti del mondo.
Un’altra grande soddisfazione arriva ai Campionati Mondiali del 2025 a Maribor, dove vince il titolo iridato nello slalom gigante.
Oggi De Silvestro vive a San Vito di Cadore, a pochi chilometri da Cortina, e continua ad allenarsi sulle montagne che lo hanno visto crescere.

All’orizzonte c’è una sfida speciale: i Giochi Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026. Gareggiare in casa, sulle piste di Cortina, davanti a familiari, amici e tifosi italiani.
La Paralimpiade in casa è qualcosa di unico. A Cortina c’erano le persone che mi hanno sempre sostenuto.
Fuori dalla pista ama cucinare, allenarsi in palestra e praticare atletica. Ma quando arriva il momento della gara, torna sempre la stessa sensazione: la velocità.
