In un momento storico in cui la cronaca racconta spesso episodi di bullismo e violenza tra i giovani, arriva dal Friuli Venezia Giulia una storia che dimostra come la scuola possa diventare un luogo di crescita autentica, solidarietà e inclusione. È il progetto “A scuola con ABC”, promosso dall’associazione ABC Bambini Chirurgici, che porta nelle classi l’esperienza dei bambini che affrontano percorsi chirurgici complessi e la trasforma in un’occasione educativa per tutti.
I numeri raccontano quanto il tema sia urgente. Secondo l’Istituto Nazionale di Statistica, quasi sette ragazzi su dieci tra gli 11 e i 19 anni dichiarano di aver subito almeno un episodio offensivo o violento nell’ultimo anno, mentre oltre il 20% ne è vittima in modo sistematico. Parallelamente cresce la presenza di studenti con disabilità nelle scuole italiane, aumentata del 26% negli ultimi cinque anni. Un dato che dovrebbe rappresentare un segno di inclusione, ma che spesso si accompagna a nuove forme di discriminazione.
È proprio qui che interviene l’esperienza di ABC Bambini Chirurgici, realtà convenzionata con l’IRCCS Materno Infantile Burlo Garofolo di Trieste. Attraverso incontri guidati da psicoterapeute e volontari, gli studenti vengono coinvolti in attività di narrazione, confronto e role playing che li aiutano a mettersi nei panni dei coetanei ricoverati in ospedale. Non si tratta solo di raccontare la malattia, ma di trasformare la fragilità in uno strumento di consapevolezza.
“Entriamo nelle scuole per i bambini chirurgici, ma restiamo per tutti gli altri”, spiega la direttrice Giusy Battain. L’esperienza dei piccoli pazienti diventa infatti una lente attraverso cui gli studenti imparano a riconoscere anche le proprie vulnerabilità: timidezza, paura del giudizio, senso di inadeguatezza. Da limite personale, queste fragilità si trasformano in un terreno comune su cui costruire empatia e rispetto.

I risultati non sono solo emotivi ma anche scientifici. Una ricerca triennale condotta con l’Università degli Studi di Trieste ha evidenziato come gli studenti che partecipano agli incontri sviluppino una maggiore capacità di comprendere emozioni e punti di vista degli altri, competenza fondamentale per costruire relazioni sociali positive e inclusive.
Le parole dei ragazzi raccontano meglio di qualsiasi statistica il senso dell’esperienza: “Ho capito che avere paura è ok”, scrive uno studente delle elementari. “Siamo tutti uguali nella diversità”, aggiunge un altro.
È da queste piccole consapevolezze che nasce una scuola diversa: non un luogo che si limita ad accogliere le differenze, ma uno spazio in cui ogni unicità diventa una risorsa per tutti. Perché, come dimostra il progetto ABC,
educare all’empatia significa costruire una comunità più forte, capace di trasformare la fragilità in energia condivisa
