A Tesero, nel cuore della Val di Fiemme, che ha ospitato le prove nordiche delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 e delle Paralimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 (in corso), la scuola alberghiera si è trasformata in ristorante di rappresentanza. È nata così Casa Trentino Dolomiti: un progetto che intreccia formazione, territorio e alta cucina, che ha coinvolto circa 400 studenti degli istituti trentini, affiancati dai professionisti dell’Associazione Italiana Ambasciatori del Gusto.
A coordinare l’iniziativa è lo chef stellato Alessandro Gilmozzi, presidente dell’associazione e figura di riferimento della ristorazione di montagna. Il progetto prosegue lungo tutta la fase olimpica e continuerà durante le Paralimpiadi, fino a una serata conclusiva che suggellerà il percorso formativo.

Per Gilmozzi, l’Olimpiade è stata una grande opportunità, ma non un pretesto per cambiare pelle. “I miei locali sono stati presi d’assalto dalla bandiera norvegese e svedese. Molte prenotazioni sono arrivate già un anno fa”, spiega. Eppure, nessuna virata opportunistica: “Non ho organizzato nulla di specifico per l’Olimpiade”.
Nel suo El Molin di Cavalese, una stella Michelin, resta centrale la cucina che lo contraddistingue: menu degustazione da otto a sedici portate, studiati per equilibrio nutrizionale e digeribilità. “Lavoro con un nutrizionista e un gastroenterologo perché ci sia benessere oltre al gusto”.
Lo stesso approccio guida anche la pizzeria Excelsior, dove l’anno olimpico rafforza una scelta di semplicità e italianità: “Davanti a un pubblico internazionale punto di più sulla pizza margherita, pur mantenendo proposte speciali settimanali”.
Sul piano dei flussi si attende un incremento significativo — “almeno il doppio” — ma senza stravolgimenti in un territorio abituato ai grandi eventi. Lo sguardo, però, va oltre il calendario dei Giochi: “Punto più sul dopo Olimpiadi che sul prima”.

Ed è qui che il progetto Casa Trentino Dolomiti trova la sua chiave di lettura più profonda. Non una vetrina temporanea, ma un laboratorio permanente di competenze.

Gli studenti lavorano su tecnica, sala, lingue straniere, gestione del servizio e pressione operativa. Vivono un’esperienza reale, a fianco di chef che trasferiscono metodo prima ancora che ricette.

I valori olimpici — disciplina, rispetto, lavoro di squadra, inclusione — diventano pratica quotidiana. E l’estensione del programma anche alle Paralimpiadi rafforza il messaggio di accessibilità e cultura dell’accoglienza come sistema.
Quando le luci si spegneranno, resterà questo: capitale umano formato, reti professionali consolidate, una generazione di giovani cuochi e professionisti dell’ospitalità che avrà imparato a misurarsi su un palcoscenico internazionale.
A cura di Chiara Vannini
