Tra crisi e innovazione, il settore riscopre il valore della qualità e della cultura d’impresa
La quinta edizione del Wine & Food Summit, organizzato da Pambianco in partnership con PwC – network globale di società di servizi professionali che offre una vasta gamma di servizi di consulenza, revisione contabile, fiscale e legale ad aziende di ogni dimensione- , ha offerto molto più di un’analisi economica: è stata la fotografia di un settore – quello del cibo- che cambia, ma che proprio nel cambiamento trova nuova vitalità.
In un momento segnato da costi crescenti, tensioni globali e trasformazioni sociali, l’industria italiana del vino e del cibo mostra la sua natura più autentica — resiliente, creativa, capace di reagire attraverso la qualità e la cultura.

Ad aprire i lavori del Wine&Food Summit, Alberto Vigada di PwC Strategy& Italia, ha messo in luce un dato cruciale: solo poche aziende riescono oggi a generare valore significativo, ma quelle che lo fanno rappresentano un modello virtuoso. Puntano sulla sostenibilità, sulla chiarezza della visione e su un ritorno reale degli investimenti. In altre parole, dimostrano che la competitività italiana non nasce dal volume, ma dal valore.
Tra i segnali più incoraggianti, emerge la tendenza alla cosiddetta “premiumization”: consumatori sempre più consapevoli scelgono di “bere meno, ma meglio”, premiando autenticità, trasparenza e identità territoriale. È una rivoluzione silenziosa che unisce la cultura del prodotto all’etica del consumo.
Come ha spiegato Roberto Acquaviva di Meta, la complessità decisionale del consumatore contemporaneo può diventare un terreno fertile per i brand che sanno costruire relazioni sincere, unendo rilevanza culturale, creatività e dialogo diretto. Anche le tecnologie digitali, spesso viste come distanti dal mondo del gusto, diventano così strumenti di prossimità: canali per raccontare storie, territori e persone.
In un contesto che tende alla polarizzazione, il Wine&food Summit ha offerto un messaggio di equilibrio: il futuro del settore non sarà fatto solo di numeri, ma di esperienze, coerenza e valore umano. Dalla Franciacorta alla ristorazione d’autore, dall’impresa familiare ai nuovi format globali, il filo rosso che unisce i protagonisti è la volontà di innovare restando fedeli alle proprie radici.
Come spesso accade nei momenti di trasformazione, non sono le difficoltà a definire un settore, ma la capacità di leggerle come occasione per evolvere. E il mondo del vino e del cibo italiani, ancora una volta, sembra pronto a dimostrarlo.
