I Carruggi…le strade di Genova. Le luci in fondo ai questi tipici vicoli stretti, ci raccontano un altro vicolo. E poi un altro ancora, costeggiati da altissime pareti che sembrano incontrarsi guardando verso il cielo. Azzurro o grigio che sia, ogni angolo della ” Superba” , ha una luce sua, personale, che quasi si racconta al viandante e si impone con un ricordo. Non si segue una mappa, ci si perde, a Genova. E lì sta la vera “experience”.

Le voci arrivano dalle finestre, i profumi improvvisamente riempiono l’aria. La focaccia appena sfornata, il basilico del pesto, il profumo del mare, quello del pesce e delle cucine che si preparano al pranzo. Genova si riconosce anche così: attraverso gli odori, prima ancora che attraverso gli occhi.

Poi c’è il mare, sempre presente. A volte vicino, a volte nascosto dietro una salita o alla fine di un vicolo. Basta continuare a camminare e, prima o poi, ricompare.

È una città che ha saputo trasformare le proprie strade in musica. Nei suoi vicoli vive ancora qualcosa delle parole di Fabrizio De André, delle malinconie di Luigi Tenco, delle canzoni di Bruno Lauzi. Artisti diversi, ma legati da quella particolare capacità di raccontare le persone, i sentimenti, le piccole storie che spesso passano inosservate. Forse è questo che rende Genova così speciale: non ha bisogno di essere spiegata. Chiede soltanto di essere attraversata. Con calma.

A Genova il tempo sembra avere un passo diverso. Ci invita a rallentare, a guardare meglio, ad ascoltare.

E allora forse non serve sapere sempre dove stiamo andando.

Bisogna lasciarsi andare, seguire una salita, girare l’angolo, ascoltare il mare. Perché perdersi a Genova non è smarrire la strada. È trovare, senza averlo cercato, un pezzo di città e forse anche un piccolo pezzo di noi.

Questa è la bellezza di Genova: quella che appare piano, tra un carruggio e una canzone, tra il profumo del basilico e quello del mare.