Vinitaly 2026 parte con la sensazione che il settore stia davvero cambiando passo. Da chi, come noi, lavora ogni giorno nella somministrazione, il segnale più evidente è l’allargamento dell’offerta: No-Lo, spirits, turismo del vino. Non più contorno, ma categorie che i clienti chiedono con naturalezza, spesso nello stesso momento di consumo.

Interessante anche il lavoro sul matching B2B e sulla presenza di buyer selezionati da oltre 70 Paesi: per le piccole realtà e per chi costruisce carte dinamiche significa accesso più diretto a produttori e progetti nuovi, senza troppi passaggi. È un approccio più concreto, meno celebrativo e più operativo.
Si consolida poi il filone dell’enoturismo, che per un locale di vino diventa un’estensione naturale del racconto: bottiglie che nascono già con un territorio da visitare, non solo da bere.

In generale, questa edizione sembra spingere verso un mercato più fluido: meno rigidità tra vino, low-alcohol e mixology, e più attenzione a come si consuma davvero oggi. Per chi lavora nella somministrazione, è probabilmente la direzione più realistica.

(A cura di Santi di Noto)