La cultura come spazio vivo di incontro continua il suo viaggio tra le città italiane


Si è conclusa a Santo Stefano Belbo la XXVI edizione del Pavese Festival 2026, che dal 22 al 28 giugno ha riportato nel paese natale di Cesare Pavese una settimana intensa di parole, musica e incontri.

Un’edizione che ha trasformato ancora una volta la letteratura in esperienza condivisa, tra presentazioni, spettacoli, mostre e laboratori, restituendo alla cultura la sua dimensione più semplice e necessaria: quella dell’ascolto.

Dal centro delle Langhe il festival si apre ora al suo programma off, portando il tema di quest’anno – “Ritorno all’uomo” – in nuovi luoghi e nuovi contesti, dove la parola continua a cercare il contatto diretto con le persone.

Il viaggio riparte il 3 luglio ad Alba con un incontro dedicato a Pavese e Fenoglio guidato da Paolo Di Paolo, seguito il 5 luglio dall’appuntamento di Bossolasco con il progetto musicale Amemanera.

Il percorso proseguirà poi il 21 agosto a Maratea, luogo profondamente legato all’immaginario pavesiano, e si concluderà l’8 settembre a L’Aquila con lo spettacolo di Alessandro Preziosi, all’interno del programma della Capitale italiana della Cultura 2026.

Un itinerario che sposta il festival oltre il suo centro originario, mantenendo però intatto il suo nucleo

la parola come strumento di relazione, la cultura come spazio collettivo, la letteratura come forma di ritorno all’umano.

A Santo Stefano Belbo, il festival ha riunito voci diverse – da Iaia Forte a Vera Gheno, da Neri Marcorè a Omar Pedrini – confermando ancora una volta la capacità dell’opera di Pavese di attraversare linguaggi e generazioni.

“Il Pavese Festival 2026 ci ha ricordato che la cultura nasce dall’incontro”, ha commentato Pierluigi Vaccaneo, direttore della Fondazione Cesare Pavese. “In un tempo veloce e frammentato, abbiamo riscoperto il valore del dialogo e dell’ascolto. È questa la sua eredità più forte: riportare l’attenzione sull’essere umano”.

Un’edizione che si chiude come un passaggio e non come una fine: perché il festival, oggi più che mai, continua dove le parole incontrano le persone.