Per anni lo spumante è stato il vino delle grandi occasioni. Oggi continua a essere il protagonista di feste e ricorrenze, ma conquista sempre più spazio anche nell’aperitivo, nelle cene informali e nella ristorazione quotidiana.

È il ritratto che emerge da un’indagine Ipsos Doxa realizzata per Mionetto su 500 consumatori italiani tra i 18 e i 64 anni, che restituisce un’immagine diversa rispetto a quella tradizionale del settore.
Il primo dato riguarda proprio il mercato. Mentre il vino nel suo complesso mostra segnali di rallentamento, gli spumanti continuano a crescere, arrivando a rappresentare oltre il 20% del mercato nazionale. Una categoria che sembra adattarsi meglio ai nuovi stili di consumo, più informali e meno legati ai rituali del passato.

Anche le occasioni di consumo raccontano questa trasformazione. Il 68% degli intervistati associa ancora lo spumante alle celebrazioni, ma la metà lo sceglie ormai come aperitivo e oltre quattro consumatori su dieci lo portano in tavola durante una cena raffinata. Il consumo fuori casa resta importante: il 54% dichiara di berlo al ristorante o in pizzeria, mentre tra i 25 e i 34 anni cresce il ruolo del bar, soprattutto nell’ora dell’aperitivo. Un dato che interessa direttamente il canale Horeca, dove lo spumante sta assumendo un ruolo sempre più trasversale.

La ricerca evidenzia però un cambiamento ancora più interessante: il consumatore cerca semplicità. Due persone su tre preferiscono uno spumante dal gusto immediato e facilmente apprezzabile e la stessa percentuale desidera descrizioni chiare, prive di tecnicismi. Il linguaggio del vino, spesso costruito su termini specialistici, sembra quindi entrare in conflitto con le aspettative di una platea più ampia.

A guidare la scelta non sono tanto le categorie tecniche quanto il piacere di beva. Il primo criterio è il gusto, seguito dal grado di dolcezza, mentre metodo di produzione, origine italiana e qualità restano importanti ma non rappresentano più gli unici elementi decisivi. Tra le principali barriere emergono invece il prezzo elevato, un gusto percepito come poco piacevole e soprattutto la scarsa bevibilità degli spumanti troppo secchi, elemento citato da oltre un quarto degli intervistati.

Interessante anche il rapporto con la comunicazione. Ben nove consumatori su dieci ritengono fondamentale che la descrizione di uno spumante sia comprensibile anche a chi non possiede competenze enologiche. Quando si parla di prodotti premium, però, quasi un intervistato su cinque considera le informazioni troppo complesse. È il segnale che il mondo del vino dovrà probabilmente trovare un equilibrio tra autorevolezza e accessibilità, semplificando il racconto senza rinunciare alla qualità.

In questo contesto si inseriscono anche le nuove cuvée come “Sergio” di Mionetto, uno spumante nato dall’assemblaggio di Glera con varietà autoctone venete come Verdiso, Perera e Bianchetta. La filosofia è quella di offrire un prodotto di maggiore personalità senza rinunciare a quella facilità di approccio che, secondo la ricerca, rappresenta oggi uno dei principali fattori di scelta.
Più che una moda, i dati raccontano un cambiamento culturale:
il consumatore continua a cercare qualità, ma vuole comprenderla facilmente e viverla in modo meno formale.
Una sfida che riguarda non solo le cantine, ma anche ristoranti, wine bar e operatori dell’Horeca, chiamati a raccontare il vino con un linguaggio nuovo, capace di parlare agli appassionati senza escludere chi si avvicina per la prima volta al mondo delle bollicine.