Dietro Tarì non c’è solo una bakery, ma un progetto che interpreta la viennoiserie come un laboratorio di ricerca. A Torino, Maria e Giacinto hanno costruito un’identità fondata su tecnica, studio e sperimentazione. Gli “Sfogliati Realistici”, la loro nuova collezione di croissant, confermano una filosofia che mette al centro l’impasto e il gusto.
Nel mondo della pasticceria contemporanea c’è una tendenza che negli ultimi mesi ha conquistato i social: frutti perfetti, dessert che imitano la natura in ogni dettaglio, effetti scenografici studiati per sorprendere ancora prima dell’assaggio. Tarì, invece, sembra aver scelto una strada diversa.

La ricerca non è affidata all’illusione ottica, ma all’impasto. Sì all’effetto wow ma in equilibrio col lavoro quotidiano su laminazione, consistenze, alveolatura e struttura. È questa la filosofia che accompagna l’ultima evoluzione della bakery torinese, gli Sfogliati Realistici, disponibili da inizio luglio; una collezione di croissant che non vuole imitare la realtà, ma raccontare quali possono essere ancora le evoluzioni della viennoiserie contemporanea.
Per capire questo progetto, però, bisogna partire da chi lo ha costruito.

Maria entra nel mondo della pasticceria nel 2015, dopo gli studi in una scuola professionale. Cresce rapidamente nelle migliori torterie torinesi, ma non smette mai di studiare. Viaggia, osserva, assorbe suggestioni soprattutto dal Nord Europa, dove la pasticceria contemporanea ha imparato da tempo a togliere più che ad aggiungere. Da queste esperienze nasce un linguaggio personale, essenziale, pulito e internazionale.

Il percorso di Giacinto è quasi l’opposto. Arriva alla pasticceria dopo aver intrapreso un’altra strada professionale, spinto soprattutto dalla curiosità. È autodidatta. Per dieci anni sperimenta ogni giorno, dedicandosi quasi ossessivamente alla viennoiserie. Tecnica, precisione e creatività diventano gli strumenti attraverso cui costruisce una propria identità, fino a trasformare il croissant nella materia sulla quale esprimere una ricerca continua.
Tarì nasce proprio dall’incontro di queste due visioni.

Non è un laboratorio che rincorre le tendenze, ma un luogo dove ogni nuova creazione rappresenta un passo in avanti di un percorso iniziato tempo fa. Prima il Mole Croissant, poi il Dama Croissant, il Maxi Dark Flan. Oggi gli Sfogliati Realistici, che più che una collezione sembrano un manifesto.

Il punto di partenza è la laminazione inversa, tecnica che ribalta il metodo tradizionale di costruzione dell’impasto. Il risultato è una sfoglia ancora più croccante, un’alveolatura ampia, una struttura definita e una precisione quasi architettonica, resa possibile anche dall’utilizzo di stampi che modellano ogni creazione.
Nascono così cinque interpretazioni differenti.

L’Arachide Croissant lavora sull’equilibrio tra il pralinato di arachidi salate, il caramello al cioccolato al latte e una componente croccante che interrompe la cremosità.

Il Limone Croissant sceglie invece la sottrazione: crema pasticcera al limone, pochi elementi e una freschezza che diventa protagonista.

Più complesso il Mora Croissant, realizzato con impasto extra dark Blackery del Molino Dallagiovanna, chantilly alla francese e composta di mora, gelso e cassis, con leggere note di sambuco.

Il Bacca di Vaniglia Croissant gioca sul contrasto tra la crema alla vaniglia del Madagascar e una sottile chiusura di caramello salato,

mentre il Lampone Croissant costruisce tutta la propria identità sull’incontro tra chantilly e purea di lamponi freschi.
Sono prodotti che raccontano una filosofia precisa: la forma non serve a stupire, ma nasce direttamente dalla tecnica.

In un momento in cui gran parte della pasticceria contemporanea punta SOLO sulla spettacolarizzazione, Tarì sceglie un’altra direzione. La ricerca resta protagonista, ma si concentra su ciò che spesso il cliente non vede immediatamente: la struttura dell’impasto, la precisione della sfogliatura, il bilanciamento delle creme, il rapporto tra croccantezza e morbidezza.
È probabilmente questa la vera cifra di Maria e Giacinto. Dimostrare che l’innovazione non passa necessariamente attraverso effetti speciali, ma attraverso una continua evoluzione del mestiere. Perché un croissant può ancora sorprendere, semplicemente diventando ogni giorno un po’ migliore del precedente.