Slow Wine Fair: il vino oltre il mercato, verso la comunità

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La seconda edizione congiunta di Slow Wine Fair e SANA Food, a BolognaFiere, chiude con numeri solidi – 16.000 visitatori, 350 buyer internazionali, oltre 2.000 incontri B2B – ma soprattutto con una visione chiara: il futuro del vino buono, pulito e giusto e del cibo biologico passa da un’alleanza strutturale tra sostenibilità ambientale, responsabilità sociale e qualità produttiva. 


Il tema della giustizia sociale ha attraversato l’intera manifestazione, ribadendo che la qualità non può più fermarsi all’aspetto organolettico. La viticoltura – così come il biologico – è chiamata a farsi presidio dei territori, tutela del lavoro, strumento di inclusione e leva per la rigenerazione delle aree rurali e interne.

Cardina Zuppi e Carlin Petrini a Slow Wine
Cardinal Zuppi e Carlin Petrini a Slow wine

Il dialogo tra Matteo Maria Zuppi e Carlo Petrini ha dato profondità culturale a questa prospettiva: passare da una logica di competizione a una di cooperazione, riconoscersi comunità di destino, superare l’idolatria del profitto per costruire valore condiviso.

In parallelo, SANA Food ha confermato il ruolo strategico del biologico come modello agricolo capace di coniugare salute, biodiversità e resilienza climatica. I dati presentati durante Rivoluzione Bio mostrano un settore dinamico, con il canale del fuori casa sempre più centrale nella diffusione di una cultura alimentare consapevole.

La sinergia tra le due manifestazioni non è solo organizzativa: è politica e culturale. Mette in connessione vino e cibo, produzione e mercato, Italia ed estero, consolidando Bologna come piattaforma europea del food&wine sostenibile.

L’appuntamento è già fissato: dal 21 al 23 febbraio 2027, sempre a BolognaFiere, per la sesta edizione di Slow Wine Fair e la terza di SANA Food.

Perché il futuro dell’agroalimentare italiano non si gioca sulla quantità, ma sulla capacità di tenere insieme crescita economica, tutela ambientale e giustizia sociale. E ogni bottiglia, ogni prodotto bio, può diventare parte di questo progetto collettivoQualità non solo nel bicchiere, ma nelle relazioni e nella cura dei territori.

Chiara Vannini 

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