La 58ª edizione di Vinitaly 2026chiude con numeri solidi (90mila presenze, 135 Paesi), ma il punto non è la crescita: è la tenuta. In un contesto globale instabile, il risultato è meno scontato di quanto sembri.

La strategia, come sottolinea Federico Bricolo, punta sulla qualità più che sulla quantità: i top buyer selezionati con ITA Agenzia segnano il passaggio da fiera-vetrina a piattaforma di business mirato.

Taglio nastro Vinitaly26
Taglio nastro Vinitaly2026

Resta però una doppia velocità: mercati maturi ancora centrali e aree emergenti promettenti ma non consolidate. E mentre la politica – da Giorgia Meloni in giù – certifica il peso strategico del vino, il settore cerca nuovi pubblici (NoLo, format urbani) senza avere ancora una vera alternativa ai consumi tradizionali.

Vinitaly regge e si adatta, ma non accelera.

E in un mercato globale sempre più fluido, restare fermi – anche con buoni numeri – può non bastare.