Da un percorso personale alla creazione di una piattaforma che unisce tecnologia e professionisti

Nata a Torino durante il Covid, Builtdifferent punta a democratizzare il benessere con percorsi accessibili e personalizzati. Tra algoritmi, videoconsulti e un approccio integrato, la startup ridefinisce il coaching online mettendo al centro la relazione umana. 

“Abbiamo automatizzato tutto ciò che è meccanico: raccolta dati, analisi parametrica, costruzione preliminare del piano. Questo ci permette di abbattere i costi e lasciare spazio alla consulenza vera“.”Online c’è tutto e il contrario di tutto. Mancava un punto di riferimento autorevole che integrasse davvero nutrizione e allenamento” , dice il uno dei due fondatori, Stefano Tazio.

Il cuore del modello è un equilibrio preciso: la tecnologia gestisce i dati, il professionista interpreta. Un approccio che consente alla startup di mantenere prezzi— intorno ai 100-120 euro al mese — senza rinunciare alla qualità.

Stefano e Riccardo, Founders

Il contesto è favorevole: il mercato globale del fitness online è in forte espansione e destinato a crescere nei prossimi anni, mentre in Italia oltre il 60% della popolazione non pratica sport.

In questo scenario, Builtdifferent punta a scalare mantenendo un posizionamento chiaro: accessibilità, qualità e integrazione.


L’AltraItalia ha avuto il piacere di scambiare due chiacchiere con Stefano:

Partiamo dall’inizio: qual è il tuo percorso e cosa ti ha portato a fondare Builtdifferent?
Non è una storia lineare: non ho un background imprenditoriale né tecnico. Ho studiato osteopatia e mi sono laureato dopo cinque anni. Durante il Covid, complice il tempo libero, ho iniziato ad approfondire il mondo della comunicazione e dell’allenamento.

A questo si aggiunge una storia personale fatta di infortuni e percorsi clinici che mi ha avvicinato molto al tema della salute fisica. Quando ho iniziato ad allenarmi seriamente mi sono reso conto che, senza le giuste conoscenze e senza professionisti, ci metti molto più tempo a ottenere risultati. Da lì è nata l’idea: rendere questo percorso più accessibile.

C’è stato un momento preciso in cui hai capito che poteva diventare una startup?
All’inizio era un progetto tra amici, nato in palestra, in modo molto spontaneo e anche ingenuo. Nessuno di noi conosceva davvero il mondo startup. Poi, tra fine 2021 e inizio 2022, abbiamo iniziato a confrontarci con persone del settore e abbiamo deciso di strutturarlo seriamente.

Il vostro progetto si inserisce in un mercato molto affollato: cosa vi rende davvero diversi?
Il mercato è dominato da personal brand e informazioni frammentate. Noi abbiamo costruito un ecosistema integrato in cui nutrizionista e personal trainer lavorano insieme su ogni utente. Non digitalizziamo semplicemente una scheda: abbiamo una piattaforma proprietaria che ci permette anche di scalare e di entrare nel B2B, ad esempio nel corporate wellness.

Come riuscite a mantenere prezzi accessibili senza sacrificare la qualità?
Grazie alla tecnologia. Abbiamo automatizzato tutto il lavoro ripetitivo: raccolta dati, analisi, costruzione preliminare dei piani. Questo riduce i costi e permette ai professionisti di concentrarsi sulla consulenza vera. La tecnologia ottimizza, ma è l’essere umano che guida.

Quanto conta la relazione umana in un servizio digitale come il vostro?
Conta tantissimo. Ce ne siamo accorti presto: la chat da sola non basta. Per questo abbiamo introdotto videoconsulti e percorsi con interazioni cadenzate. Il rapporto di fiducia con il professionista è ciò che fa davvero la differenza nei risultati.

Come selezionate i professionisti che lavorano con voi?
Nel team fondatore abbiamo già nutrizionisti e trainer che guidano le rispettive aree. Attraverso loro individuiamo professionisti qualificati, con background solidi. Inoltre collaboriamo con realtà esterne, ad esempio nell’ambito psicologico, quando emergono situazioni più delicate.

Come funziona concretamente il servizio per un utente?
Ci sono percorsi più completi, con nutrizionista e trainer dedicati, videocall e chat continua, e soluzioni più leggere basate sull’app. In tutti i casi partiamo da un questionario molto dettagliato che simula un’anamnesi. Da lì costruiamo un piano personalizzato, che poi viene monitorato e adattato.

Avete parlato spesso di accessibilità: qual è il vostro posizionamento?
Se una persona può permettersi un percorso in studio con più professionisti, quella resta la soluzione migliore. Ma non tutti possono. Noi vogliamo offrire un’alternativa di qualità a un costo sostenibile.

Il fitness oggi è molto legato all’estetica: pensate che questo sia un limite?
È un tema complesso. I social spingono molto sull’aspetto estetico, ma noi cerchiamo di comunicare un approccio diverso, più orientato al benessere. Nel tempo anche il nostro brand si è evoluto: oggi parliamo molto di sostenibilità del percorso, non di risultati immediati.

-Come vedi evolvere questo settore nei prossimi anni?
C’è sempre più attenzione alla salute, soprattutto tra i lavoratori. Il trend crescerà ancora, ma la sfida sarà distinguersi rimanendo etici e costruendo modelli sostenibili. Noi vogliamo continuare a integrare tecnologia e relazione umana.

Qual è la vostra visione di lungo periodo?
Democratizzare l’accesso al benessere. Rendere possibile a più persone avere un percorso guidato, sostenibile e costruito sulle proprie esigenze.