Ok, i successi dei nostri italiani agli Europei. Le vittorie, le medaglie, gli stadi pieni, le imprese che diventano titoli sui giornali e immagini da ricordare. Ma c’è un’altra Italia dello sport, molto meno raccontata e molto più quotidiana. È quella che continua a giocare nei campetti degli oratori.

E qui entra in gioco la memoria di molti di noi. Chi non ha avuto un oratorio nella propria infanzia? Un pallone, due porte, una squadra messa insieme all’ultimo momento, le partite che sembravano non finire mai. Ma anche un luogo dove si imparava a perdere senza smettere di giocare, a rispettare l’avversario, ad aspettare il proprio turno, a stare dentro una squadra.

L’oratorio, in fondo, è stato per generazioni una piccola palestra di vita. Non necessariamente il luogo dove diventare campioni, ma quello dove imparare a stare con gli altri attraverso lo sport. E forse è proprio questa la sua funzione più importante oggi, in un momento in cui per bambini e ragazzi gli spazi di socialità non sono più così scontati.

È anche per questo che assume un significato particolare il nuovo Avviso pubblico “Oratori – Anno 2026” del Dipartimento per lo Sport, che mette a disposizione 6,5 milioni di euro per sostenere e valorizzare progetti dedicati alla diffusione dello sport e della solidarietà, alla promozione sociale e alle attività educative e culturali.

Il bando guarda agli oratori non soltanto come luoghi nei quali praticare attività sportiva, ma come presìdi sociali ed educativi. I contributi, fino a 50 mila euro per progetto, potranno sostenere la formazione degli operatori, la sperimentazione di nuove metodologie educative e progetti che comprendano anche attività sportive, comprese quelle scolastiche curriculari.

E ci sono anche priorità che raccontano bene la direzione dell’iniziativa: saranno premiati i progetti capaci di coinvolgere maggiormente i minori e le persone con disabilità e quelli orientati a contrastare stereotipi di genere, discriminazioni e violenza.

Le domande potranno essere presentate dal 9 settembre al 9 ottobre 2026. I progetti dovranno essere avviati entro il 28 febbraio 2027 e conclusi entro il 31 dicembre dello stesso anno.

Ma al di là delle cifre, forse la questione è un’altra. Che cosa vogliamo che sia lo sport per le nuove generazioni? Una vetrina per pochi talenti o anche uno spazio accessibile a tutti? Un’attività da praticare quando si può o un’occasione quotidiana per costruire relazioni?

Gli oratori non hanno certamente la risposta a tutto. Ma hanno una storia lunga, una presenza capillare e una capacità particolare di intercettare ragazzi e famiglie.

E soprattutto conservano qualcosa che oggi rischiamo di dare per scontato: un luogo fisico nel quale incontrarsi senza dover necessariamente comprare qualcosa, iscriversi a qualcosa o essere qualcuno.

È questa, forse, l’altra Italia dello sport. Quella senza telecamere, senza classifiche e senza podi. Quella dei campetti consumati, delle reti rattoppate e dei palloni che finiscono oltre il cancello.

E se è vero che dai campetti degli oratori possono nascere i campioni di domani, c’è una cosa ancora più importante: da quei campetti possono continuare a uscire ragazzi che hanno imparato a giocare insieme.

E forse, per una comunità, è una vittoria che vale più di una medaglia.