Ci sono storie sportive che smettono di appartenere a una sola disciplina per diventare patrimonio di tutti. Quella di Gustav Thöni è una di queste. Il mito schivo nato a Trafoi, frazione montana di Stelvio in Alto Adige, non ha semplicemente cambiato la storia dello sci italiano negli anni Settanta: ha ridefinito il concetto stesso di campione nell’immaginario collettivo.
Con “Una scia nel bianco” il grande campione azzurro dello sci italiano si racconta in un’autobiografia che va ben oltre la nostalgia per gli appassionati della “Valanga Azzurra”, diventando un libro imperdibile per chiunque ami le grandi parabole dello sport e della determinazione umana.

Presentato a Cortina d’Ampezzo – in occasione delle recenti olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026–, il volume scava nelle radici più profonde del campione, rivelando che dietro ai suoi successi non c’erano grandi sponsor, ma un legame familiare fortissimo e una totale devozione alla propria terra.
Degna di nota, una galleria fotografica privilegiata: un vero tuffo nel passato!

Il libro è un tributo commovente ai suoi genitori. In particolare al papà, maestro di sci, che con una lungimiranza straordinaria costruì il primo impianto di risalita a Trafoi, interamente da solo, senza il sostegno delle banche o delle istituzioni dell’epoca.

Erano anni difficili: con due guerre mondiali una dietro l’altra, il turismo in Alto Adige aveva subito un brusco rallentamento, eppure quella scommessa visionaria fu la scintilla di tutto.
Altrettanto viscerale è stato l’attaccamento al nonno, una figura fondamentale che incarna l’arte dell’ingegno montanaro applicata allo sport. Scrive infatti Thöni nel libro:
“nonno Georg mi costruì i primi sci in legno, come pure le lamine, ricavate dalla fusione dei proiettili della Prima Guerra Mondiale trovati in giro… e ancora quelli con i primi rudimentali rivestimenti in plastica per scivolare più velocemente, ottenuti questa volta dalla fusione di un disco in vinile. Grazie a lui lo sci era diventata una passione forte e totalizzante”

Dalle prime scivolate su quegli sci improvvisati ai piedi del Passo dello Stelvio fino ai duelli millimetrici sul filo dei centesimi con il rivale di sempre, lo svedese Ingemar Stenmark, le pagine scorrono con il ritmo incalzante di una grande sfida. Ma il vero gancio per chi ama lo sport a 360 gradi è proprio questo:
capire come un ragazzo cresciuto tra i tornanti più alti d’Europa, con la forza del silenzio, del lavoro e di un’eredità familiare fatta di pura passione, sia riuscito a tracciare una linea indelebile nella cultura del nostro Paese.
Un pezzo di storia italiana da leggere tutto d’un fiato.