Ci sono disuguaglianze che non fanno rumore, ma entrano nella vita quotidiana e decidono chi può curarsi e chi, invece, è costretto a rinunciare. Anche la salute, purtroppo, può diventare una questione di possibilità economiche, tempo disponibile e responsabilità familiari.

Le donne lo sanno bene. Spesso si prendono cura degli altri, tengono insieme lavoro e famiglia, assistono i figli, i genitori, le persone fragili. E troppo spesso finiscono per rimandare proprio la cura di sé.

I dati sulle disuguaglianze di genere nella salute ci ricordano che la consapevolezza non basta: sapere quanto sia importante la prevenzione non significa poterla praticare. Se visite, esami e sostegno psicologico diventano spese insostenibili, il diritto alla salute rischia di trasformarsi in un privilegio.

Una salute che include deve partire dalle differenze, non ignorarle. Significa ascoltare, prevenire, garantire servizi accessibili e riconoscere che le condizioni sociali ed economiche incidono concretamente sul benessere delle persone.

Non si tratta di chiedere alle donne di essere più attente alla propria salute. Si tratta di costruire un sistema che permetta loro di esserlo, senza dover scegliere tra curarsi, lavorare e prendersi cura degli altri.

Perché una società davvero inclusiva non si misura soltanto da quanto a lungo viviamo, ma anche da quante persone riescono ad accedere alle cure di cui hanno bisogno.

La salute non può dipendere dal reddito, dal genere o dal tempo che resta dopo aver pensato a tutti gli altri.