Dalla bottega di famiglia a Ortigia al prestigioso riconoscimento nell’ambito del Premio Maestri d’Eccellenza 2026, l’Opera dei Pupi siracusana si conferma un patrimonio capace di dialogare con il mondo contemporaneo.

Protagonista di questo percorso è Daniel Mauceri, artigiano che porta avanti una tradizione tramandata da generazioni, custodendo lo stile siracusano e aprendolo a nuove prospettive. Dalla Menzione Speciale ricevuta a Roma al futuro dei mestieri d’arte, il suo racconto è quello di un sapere che vive attraverso le mani, la passione e la trasmissione alle nuove generazioni.


Daniel Mauceri, una vita nella bottega di famiglia

  1. 1. Come e quando è nato il suo legame con l’Opera dei Pupi? Chi sono stati i suoi maestri e quali sono le tappe fondamentali del suo percorso?

Il mio legame con l’Opera dei Pupi nasce con me. Sono cresciuto nella bottega della mia famiglia a Ortigia, a Siracusa, respirando fin da bambino l’arte e la passione che mio nonno Alfredo Vaccaro e mio padre Umberto Mauceri dedicavano a questo mestiere.

Da mio nonno ho ereditato soprattutto la creatività e la passione per la costruzione dei Pupi, mentre mio padre mi ha trasmesso le conoscenze tecniche, la manualità e i segreti del lavoro artigianale. Osservandoli e lavorando al loro fianco ho imparato che realizzare un Pupo significa mettere insieme competenze diverse: dalla lavorazione del legno alla modellazione e pittura dei volti, dalla sartoria alla lavorazione artistica dei metalli per creare le armature.

Nel 1978 la mia famiglia ha dato continuità a questa tradizione attraverso l’attività che oggi porto avanti con il nome Arte Pupara dal 1978.

Con il tempo ho sviluppato una mia identità artistica, cercando di custodire le caratteristiche dello stile siracusano e, allo stesso tempo, contribuire alla sua evoluzione.

Oggi realizzo e restauro Pupi, organizzo attività didattiche, visite in bottega e spettacoli, e lavoro a nuove creazioni che nascono dal dialogo tra tradizione e ricerca personale.

La Menzione Speciale al Premio Maestri d’Eccellenza 2026

2. Che valore ha per lei il riconoscimento ricevuto a Roma e che cosa rappresenta per il territorio siracusano?

Ricevere la Menzione Speciale nell’ambito del Premio Maestri d’Eccellenza 2026 è stata una grande soddisfazione personale. Ho pensato a tutto il lavoro, ai sacrifici e alla dedizione che hanno accompagnato il mio percorso.

Daniel Mauceri e un suo ‘Pupo’

Ho sentito di aver raggiunto un traguardo importante, ma anche di aver dato visibilità al lavoro della mia famiglia e a un’arte che merita di essere conosciuta e valorizzata.

La cerimonia al Bvlgari Hotel di Roma è stata un’occasione significativa per portare l’Opera dei Pupi siracusana in un contesto in cui si parla di eccellenza artigianale, ricerca e alta manifattura.

Credo che il nostro mestiere abbia molto da dialogare con il mondo del design e del lusso contemporaneo. Le armature dei Pupi, ad esempio, richiedono precisione, conoscenza dei materiali, sensibilità estetica e una lunga esperienza manuale. Sono competenze che appartengono a pieno titolo al patrimonio dell’alto artigianato italiano. Questo riconoscimento non celebra soltanto un risultato individuale, ma contribuisce a valorizzare una tradizione siciliana e un territorio dal patrimonio culturale straordinario.

Lo stile siracusano e il riconoscimento UNESCO

3. Come custodisce e tramanda nella sua bottega di via della Giudecca, a Ortigia, le caratteristiche uniche dell’Opera dei Pupi siracusana?

L’Opera dei Pupi è una forma di teatro nella quale la costruzione delle figure, la narrazione e la rappresentazione scenica sono profondamente legate. Il riconoscimento UNESCO ha dato visibilità internazionale a questa tradizione, ma la sua sopravvivenza dipende soprattutto dal lavoro quotidiano di chi continua a praticarla e a tramandarne le competenze.

Lo stile siracusano possiede caratteristiche proprie, che si esprimono nelle proporzioni delle figure, nelle soluzioni costruttive, nei volti realizzati in cartapesta, nei costumi e nelle armature. Questi elementi costituiscono un’identità precisa, maturata nel tempo e legata alla storia della nostra città.

Nella mia bottega cerco di custodirla attraverso la conoscenza delle tecniche tradizionali e la cura di ogni fase della lavorazione. Le armature vengono realizzate e decorate a mano con tecniche come lo sbalzo e il cesello, che richiedono pazienza, precisione ed esperienza.

Conservare, tuttavia, non significa ripetere meccanicamente il passato. Una tradizione rimane viva quando viene compresa, praticata e sviluppata con rispetto. Attraverso il mio lavoro, le creazioni, i laboratori e gli incontri con il pubblico cerco di trasmettere questo patrimonio a chi desidera conoscerlo.

Giovani e mestieri d’arte: quale futuro?

4. Qual è il messaggio che desidera rivolgere alle nuove generazioni interessate all’artigianato e alla tutela del saper fare italiano?

Ai giovani direi di non avere paura di intraprendere un percorso che richiede tempo, pazienza e sacrificio. Imparare un mestiere artigianale significa accettare di sbagliare, ricominciare, osservare e migliorarsi ogni giorno. Non esistono scorciatoie: la manualità si costruisce con l’esperienza, la curiosità e il desiderio di imparare.

Daniel Mauceri all’opera nel suo laboratorio

È importante riconoscere il valore di queste professioni non soltanto come testimonianze del passato, ma come possibilità concrete per il futuro. L’artigianato può dialogare con il design, l’arte contemporanea, il turismo culturale e nuovi linguaggi, senza perdere la propria identità.

Custodire una tradizione non significa restare fermi nel tempo, ma conoscerne le radici, rispettarle e trovare il modo di farle vivere nel presente. Un mestiere come il mio racchiude competenze che non si possono imparare soltanto sui libri: occorre stare in bottega, osservare le mani di chi sa fare, provare e dedicare tempo alla propria crescita. È un patrimonio prezioso che dobbiamo trasmettere affinché non vada perduto.