C’è un’Italia che cambia anche sull’acqua. Lo abbiamo visto al 66° Salone Nautico Internazionale di Genova, dove L’AltraItalia ha scelto di esserci per raccontare un pezzo del Paese spesso osservato attraverso la lente del lusso, ma che in realtà parla anche di industria, lavoro, tecnologia, artigianato e innovazione.

I numeri dell’edizione 2026 raccontano una manifestazione in crescita: 138.273 visitatori, oltre 1.000 imbarcazioni, espositori provenienti da 45 Paesi e più di 4.600 prove in mare. Ma forse sono i temi affrontati durante il Salone a restituire meglio il senso del cambiamento.

La nautica sta infatti attraversando una trasformazione che coinvolge propulsione elettrica e ibrida, sostenibilità, nuovi materiali, intelligenza artificiale, digitalizzazione e nuovi processi produttivi. Una trasformazione che riguarda anche il modo in cui l’industria italiana guarda ai mercati internazionali: nel 2025 la cantieristica nautica ha raggiunto un export pari al 90%, con 4,4 miliardi di euro di esportazioni.
Raccontare questo mondo non significa ignorare la dimensione del lusso.

I superyacht ne sono una parte evidente e rappresentano una delle espressioni più riconoscibili della capacità italiana di progettare e costruire prodotti destinati al mercato globale. Ma dietro quelle imbarcazioni ci sono competenze, filiere, maestranze e una tradizione marinara che appartiene alla storia del nostro Paese.

È proprio questa la prospettiva da cui L’AltraItalia ha scelto di guardare al Salone:
non per celebrare un privilegio, ma per raccontare una delle tante facce dell'Italia che produce e che, nel farlo, sta cambiando. Perché il cambiamento non significa necessariamente abbandonare ciò che siamo. A volte significa trovare nuovi modi per portare nel futuro una storia che arriva da lontano.
E la storia della marineria italiana è, senza dubbio, una di queste.