Ogni anno tonnellate di cibo finiscono nella spazzatura, spesso senza essere mai arrivate in tavola. È uno dei grandi paradossi del nostro tempo: mentre cresce l’attenzione verso la sostenibilità e il costo della vita continua ad aumentare, lo spreco alimentare resta un problema diffuso, soprattutto nelle case.

A riportare l’attenzione sul tema è la seconda edizione di Frozen in Focus, il report realizzato da Findus su un campione di oltre 10.700 consumatori europei. Secondo lo studio, una famiglia europea su due getta ogni mese verdure fresche non consumate, mentre meno di tre su dieci fanno lo stesso con quelle surgelate. Un dato che, secondo l’azienda, potrebbe tradursi in un risparmio fino a 624 euro all’anno grazie a una gestione più attenta della spesa.

Al di là del marchio che promuove la ricerca, il tema merita una riflessione. I surgelati vengono spesso considerati una scelta di ripiego rispetto al fresco, nonostante le moderne tecniche di surgelazione consentano di preservare gran parte delle caratteristiche nutrizionali degli alimenti. Eppure il pregiudizio resiste: il report evidenzia che molti consumatori continuano a ritenere patate, pesce e ortaggi freschi più nutrienti delle rispettive versioni surgelate.

La questione, però, non dovrebbe essere una contrapposizione tra fresco e surgelato. Entrambe le categorie hanno caratteristiche e vantaggi diversi. I prodotti freschi offrono stagionalità e varietà, mentre quelli surgelati permettono di utilizzare solo la quantità necessaria, riducendo gli sprechi e semplificando la gestione della dispensa.

In Italia emergono segnali incoraggianti. Secondo l’indagine, il 53% degli intervistati dichiara di non buttare mai le verdure surgelate e quasi un consumatore su due riconosce il contributo che questi prodotti possono dare nella lotta allo spreco alimentare.

La sfida resta culturale. Ridurre il food waste significa imparare a pianificare meglio gli acquisti, conservare correttamente gli alimenti e scegliere gli strumenti più adatti alle proprie abitudini.

Perché la sostenibilità non passa soltanto da ciò che compriamo, ma anche – e soprattutto – da ciò che decidiamo di non buttare.