Dieci cantine aprono i filari a famiglie e appassionati per vivere il tempo della vendemmia come rito collettivo e racconto di territorio.
C’è un tempo, tra fine agosto e settembre, in cui il Friuli Venezia Giulia rallenta, si colora e profuma d’uva. È il tempo della vendemmia, che da millenni scandisce la vita delle campagne, delle famiglie contadine e dei vignaioli. Ma oggi, in un’Italia che cerca nuove forme di connessione tra viaggiatori e territori, la vendemmia torna ad aprirsi al pubblico: non più solo gesto agricolo, ma esperienza culturale e partecipativa.
Dal 27 agosto 2025, grazie a PromoTurismoFVG e al coordinamento di Città del Vino, dieci cantine della Strada del Vino e dei Sapori del Friuli Venezia Giulia accolgono curiosi, famiglie, appassionati e viandanti del gusto per far vivere in prima persona il cuore del fare vino.
Dai filari alla tavola, passando per le mani

L’esperienza non è passiva: qui si partecipa davvero. Si raccolgono i grappoli, si imparano i tempi della vite, si ascoltano i racconti dei produttori – custodi di saperi antichi e sostenibili – e si arriva alla pigiatura, spesso con i piedi nudi nelle tinozze, come si faceva un tempo.
Ogni cantina propone un’interpretazione diversa di questo “battesimo della terra”:
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Al Castello di Attimis-Maniago, a Buttrio, si raccolgono uve che poi riposano in cantine sotterranee cariche di storia.
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Le Due Torri (Tricesimo) abbina vendemmia e cena in vigna.
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A Gelindo dei Magredi (Vivaro), la giornata si chiude con assaggi di prodotti tipici.
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Da Gradis’ciutta, a San Floriano del Collio, si entra nei vigneti l’8 settembre per una giornata che è quasi un rito.
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E alla cantina Bagnarol di San Vito al Tagliamento si vendemmia scalzi, ridando corpo a gesti dimenticati.
Educare con le mani e con il gioco
Particolare attenzione è dedicata anche ai più piccoli: vendemmia manuale in sicurezza, laboratori sensoriali e persino un gioco del pigiaturo rendono l’esperienza accessibile e coinvolgente per le famiglie. Un modo per avvicinare i bambini alla natura, ma anche per far capire – con il sorriso – che ogni sorso di vino nasce da lavoro, cura e tempo.
La buona notizia: turismo che ascolta, non consuma
Con questa iniziativa, il Friuli Venezia Giulia non solo valorizza i propri paesaggi vitati, ma propone una forma di turismo lenta, partecipativa, autentica. Un turismo che non consuma, ma ascolta. Che non fotografa soltanto, ma tocca, annusa, partecipa, impara.
È una nuova idea di vacanza, capace di legare cultura e agricoltura, paesaggio e memoria, convivialità e rispetto per i ritmi della terra.
Noi de L’Altraitalia, riteniamo che la vendemmia non sia solo vino, ma cultura condivisa.
In un mondo in cui il turismo rischia spesso di essere invasivo, questa iniziativa mostra che si può ancora viaggiare con discrezione, con le mani, con il cuore. Nei filari del Friuli si impara che il futuro del turismo italiano passa da esperienze vere, lente, e profondamente radicate nei territori. E che ogni grappolo ha una storia. Basta coglierla.