Telemedicina. Una parola che sentiamo sempre più spesso quando si parla di futuro della sanità, digitalizzazione, PNRR e nuovi servizi per i cittadini.
Bene. Ma facciamo una prova molto semplice: se domani mattina volessi fare una visita a distanza attraverso il Servizio sanitario, saprei come fare?
Io, sinceramente, no.

E proprio da questa domanda ho provato a capire che cosa deve fare concretamente una persona “normale” per accedere alla telemedicina.
La prima sorpresa arriva dalla Lombardia. Pensavo che fosse sufficiente entrare nel Fascicolo Sanitario Elettronico, avere lo SPID e prenotare una televisita, più o meno come si prenota una normale visita specialistica.

Non è così.
La Regione Lombardia spiega che per utilizzare i servizi di telemedicina bisogna essere inseriti in un percorso dedicato dal proprio team di cura e che sia il team stesso ad aver programmato la visita a distanza. Il cittadino, a quel punto, può collegarsi attraverso il Fascicolo Sanitario oppure tramite l’applicazione dedicata, utilizzando computer, tablet o smartphone e le proprie credenziali digitali.
Insomma, la tecnologia c’è. Ma non siamo ancora davanti a un modello nel quale il cittadino apre il Fascicolo, sceglie “telemedicina” e prenota autonomamente una visita.

E qui nasce la domanda più interessante: quanto è davvero semplice accedere a questi servizi?
Per una normale visita specialistica, il percorso è abbastanza chiaro: serve la prescrizione del medico, poi si prenota attraverso il sistema regionale, il CUP o gli altri canali previsti. In Lombardia, per esempio, si può prenotare online, attraverso il Contact Center regionale, in farmacia, tramite app oppure direttamente presso la struttura sanitaria.
Per la telemedicina, invece, il cittadino deve prima rientrare in un percorso assistenziale che preveda la prestazione a distanza.
Ed è forse questo il punto su cui vale la pena fermarsi.
Perché mentre continuiamo a parlare di una sanità sempre più digitale, la domanda che interessa davvero le persone è molto più terra terra:
“Io posso usufruirne? E se sì, che cosa devo fare?”
La risposta, almeno oggi, non sembra essere uguale per tutti.

Ed è proprio qui che la promessa della telemedicina incontra la realtà quotidiana del Servizio sanitario nazionale: non soltanto tecnologia e piattaforme, ma organizzazione, medici, percorsi assistenziali e soprattutto capacità del cittadino di capire come accedere al servizio.
Forse il vero passo avanti della sanità digitale non sarà soltanto permettere al medico di visitare un paziente a distanza: sarà fare in modo che quel paziente sappia di poterlo fare e sappia come arrivarci.