C’è una domanda molto semplice che riguarda migliaia di persone: perché una visita specialistica dovrebbe necessariamente coincidere con l’orario di lavoro?
Per chi lavora dalle 9 alle 18, una visita o un esame possono significare chiedere un permesso, prendere ferie o modificare l’organizzazione della propria giornata.
In Piemonte, per provare a ridurre le liste d’attesa, la sanità regionale ha introdotto anche prestazioni in orario serale e nei fine settimana. Una misura pensata per aumentare l’offerta e facilitare l’accesso alle cure, confermata anche per il 2026.
Nel 2025, secondo i dati regionali, il ricorso alle prestazioni aggiuntive ha permesso di recuperare oltre 250.000 prestazioni.

Ma la domanda che interessa davvero il cittadino è un’altra: come si fa concretamente a usufruirne?
In Piemonte le visite e gli esami si prenotano attraverso il CUP regionale: per molte prestazioni è necessaria l’impegnativa del medico e la prenotazione può essere effettuata telefonicamente, online, tramite app, agli sportelli CUP o nelle farmacie abilitate. È inoltre possibile consultare i tempi di attesa delle diverse prestazioni e delle strutture sanitarie.

Le aperture serali e nei fine settimana, però, non riguardano automaticamente tutte le prestazioni. Dipendono dalla programmazione delle singole aziende sanitarie e dalle esigenze del territorio.
È proprio questo l’aspetto più interessante dell’esperimento piemontese.
La sanità pubblica sta cercando di affrontare il problema delle liste d’attesa non soltanto aumentando il numero delle prestazioni, ma anche modificando gli orari in cui vengono erogate.

Parallelamente, il Piemonte sta intervenendo sull’organizzazione delle prenotazioni. Nel luglio 2026 l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (AGENAS), organismo che supporta il Ministero della Salute e le Regioni nella valutazione e nel miglioramento del Servizio sanitario nazionale, ha indicato il sistema piemontese di gestione delle agende tra le buone pratiche nazionali.
Il sistema permette, tra l’altro, di recuperare gli spazi rimasti liberi e di rimettere rapidamente a disposizione gli appuntamenti che vengono disdetti.

Non è una soluzione definitiva alle liste d’attesa. Ma introduce una prospettiva interessante: una sanità che prova ad adattarsi alla vita delle persone, e non soltanto le persone ad adattarsi agli orari della sanità.
Perché quando si parla di accesso alle cure, la domanda non dovrebbe essere soltanto “quanto devo aspettare?”, dovrebbe essere anche: “Quando posso fare questa visita senza dover scegliere tra la mia salute e il mio lavoro?”